Pinacoteca di Bernalda e Metaponto

Le ragioni di un rilancio

12 Gennaio 2018 di nella categoria PAMeC con 0 e 0
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Disegni, dipinti, sculture, incisioni, fotografie e manufatti di grande varietà di esecuzione tecnica costituiscono il considerevole patrimonio del PAMeC, l’istituzione museale di cui sono alla direzione e che, a mio avviso, appare estremamente riduttivo classificare come una piccola pinacoteca di paese. Piuttosto, mi piace pensare che il nostro sia considerato un vero e proprio MUSEO.

Sentirsi il peso addosso della direzione artistica di un “incubatore di cultura” non è cosa semplice, vi assicuro, specialmente in un contesto provinciale, all’interno del quale si tende inevitabilmente a rimanere incagliati a schematismi legati al passato, alla tradizione e a quelle forme di stasi e di lassismo che non consentono di guardare avanti, di mettersi al passo con i tempi moderni e di credere che il rilancio di una istituzione sia prima di tutto una forma di riappropriazione di se e del proprio patrimonio culturale. Da parte mia, sin dalla nomina, anzi ancora prima, la sfida è quotidianamente quella di guardare alla pinacoteca come un vero e proprio prodotto commerciale da piazzare sul mercato, soggetto alle leve del marketing, e che deve necessariamente diventare un elemento trainante per la nostra comunità in termini culturali e, perché no, anche turistici e dunque economici.

Come far ringiovanire un’istituzione che la gran parte della cittadinanza bernaldese nemmeno più ricorda, che è stata per lungo tempo sprovvista di fondamentali strumenti di ricerca e di studio e che ha visto le sue opere sottoposte negli ultimi sei anni di vita a un riposo forzato in una sala dei depositi del vicino Museo Archeologico Nazionale di Metaponto a seguito dei lavori di restauro eseguiti nella sua storica dimora?

Sono partita dal nome. Oggi siamo attorniati da acronimi e sigle e, immancabilmente, come tutte le mode, anche l’arte moderna ha subito questo fascino. Il MADRE di Napoli (Museo d’Arte contemporanea Donnaregina), il PAC di Milano (Padiglione d’Arte Contemporanea), il MACRO di Roma (Museo di Arte Contemporanea di Roma) e il MOMA di New York (Museum of Modern Art a Midtown Manhattan) sono solo alcuni tra i più affascinanti esempi che mi sono balenati in mente.

Il nostro si chiama PAMeC (Pinacoteca d’Arte Moderna e Contemporanea di Bernalda e Metaponto) e l’essenza stessa della sua mission è palesata attraverso il nuovo logo, ideato condensando al suo interno gli elementi precipui di una collezione d’arte moderna e contemporanea: la sghemba cornice di un dipinto, l’avanguardistica scomposizione dei piani di rappresentazione di memoria cubista e, per finire, l’ardita rilettura da terzo millennio della testa del David michelangiolesco.

Ma le idee da sole non bastano se non si ha un sostegno economico da parte delle istituzioni e i passi successivi sono stati realizzati proprio grazie al contributo della Regione Basilicata, attraverso il quale si è gettato un piccolo seme che necessita di continua alimentazione per poter dare i suoi frutti.

Ho pensato a cosa mancava e a cosa realizzare per poter fruire in modo virtuale di questa collezione. Primariamente una campagna fotografica, spina dorsale per la conoscenza della mole dei manufatti del PAMeC. Sul set fotografico allestito ad hoc si è avuta la possibilità di toccare con mano le opere una per una, di leggere quei dettagli che nessuna fotografia, pur firmata da autorevoli obiettivi, riesce a rendere giustizia. Ma soprattutto è stata l’occasione di riguardare da vicino l’opera e di focalizzare l’attenzione su inediti particolari, nuove tecniche artistiche e dettagli in passato tralasciati. In possesso del repertorio fotografico si è potuto dare vita a questo portale multimediale, inteso come una galleria d’arte virtuale che inquadra l’attenzione sugli artisti, sulle opere e sui dettagli di queste.

L’insieme di tali operazioni è il frutto di quello che in gergo viene denominato brand identity (= identità di marca, cioè tutto ciò che l’impresa vuole che i consumatori percepiscano utilizzando i propri prodotti) e che si esprime al massimo delle sue potenzialità solo se viene concepito, progettato e realizzato da menti creative e fantasiose, ma al tempo stesso realistiche e solerti.

L’ambiziosa prospettiva è quella di poter dotare il PAMeC di un catalogo ragionato degli autori e dei manufatti che diventi un imprescindibile strumento di studio per la conoscenza dell’arte lucana a cavallo tra ‘800 e ‘900. Il suo patrimonio, formatosi per agglutinazione nel corso degli anni, consta di più di settanta opere ed è il risultato dell’infaticabile desiderio collezionistico di chi mi ha preceduto e che precorrendo i tempi ha garantito alla pinacoteca il primato assoluto di collezione di arte moderna e contemporanea di artisti lucani in Basilicata, dunque, storicamente, la prima sul territorio regionale.

Quest’anno ricorre il ventennale dalla sua fondazione e poco dopo lo storico appuntamento che, da lucani, ci vede tutti coinvolti: il 2019 quando Matera sarà celebrata Capitale Europea della Cultura.

Ecco perché immagino il PAMeC come una fucina culturale che guarda al futuro, tenendosi ben salda al suo invidiabile sostrato culturale. Ho fortemente voluto un sodalizio “intellettuale” con l’Università degli Studi della Basilicata e, in particolar modo, con Mariadelaide Cuozzo, Professore Associato di Storia dell’Arte Contemporanea dell’ateneo lucano e autorevole nome nell’ambito degli studi specialistici dell’arte in Basilicata e dell’intera Italia meridionale tra Ottocento e Novecento. Tra le attività future che intendo realizzare mi piacerebbe far conoscere i giovani artisti di Bernalda e della Basilicata, dare vita a una meditata e sapiente diffusione del sapere sull’arte moderna e contemporanea attraverso delle lezioni aperte alla cittadinanza su tematiche specifiche tenute da relatori qualificati, attuare la promozione di eventi di alto spessore culturale e sostenere qualunque altra attività che abbia come obiettivo quello di far accrescere il senso civico in questa comunità, poiché, compito della cultura è anche quello di educare e di infondere un maggiore senso di appartenenza. Restituire quanto prima il patrimonio artistico alla mia comunità credo sia l’azione più amorevole che si possa fare per il proprio paese e per i propri concittadini.

A questo punto non mi resta che auguravi una buona visita virtuale…

Confido nella vostra sensibilità artistica!

Serena Giovanna PASCUCCI
Direttore Artistico del PAMeC

Per un approfondimento dei testi critici delle opere in collezione e delle biografie degli artisti si veda: Mariadelaide Cuozzo, Dentro e oltre il “luogo”. Tracce per una storia dell’arte in Basilicata nel Novecento, in Potenza capoluogo (1806-2006), Santa Maria Capua Vetere 2008, pp. 955-973.

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